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Museo Glauco Lombardi
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Parma

7/12/2019 - 22/03/2020
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Parma, la Città del Profumo

200 anni di storia: dalla Duchessa Maria Luigia alle produzioni dei nostri giorni

La nostra macchina del tempo ci porta indietro al 1816, quando la giovane Maria Luigia, figlia dell’imperatore austriaco Francesco I e moglie di Napoleone, imperatore dei francesi, arriva a Parma per governare la città come Duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla.
Il titolo le fu assegnato durante il congresso di Vienna del 1815 nel corso del quale gli Stati Europei vincitori su Napoleone, ridisegnarono la carta dell’Europa con l’intenzione di mettere fine ad un periodo di guerre e di restaurare la pace.

Così, da imperatrice di Francia, si ritrovò a capo di un piccolo ducato, a dire la verità assai più consono ai suoi gusti tutto sommato semplici.

“Il paese nel quale vivo è un vero giardino; ho nelle mani il modo di rendere felici quattrocentomila anime; di proteggere le scienze e le arti. Non sono ambiziosa ed ho la speranza di passare qui un gran numero di anni, che si rassomiglieranno tutti ma che tutti saranno dolci e tranquilli.”

Lettera di Maria Luigia d’Asburgo alla duchessa di Montebello, dama d’onore nel periodo imperiale, 11 maggio 1816
E infatti passerà a Parma trent’anni tranquilli, ma comunque densi di attività sociali, di sostegno alle arti e alla cultura.


Qui inizia la nostra storia.

Maria Luigia aveva anche una grande passione per la botanica e una speciale affezione per un fiore: la Violetta di Parma.
La leggenda narra che i frati della locale chiesa dell’Annunziata trovarono il modo di preparare un profumo alla Violetta, solo per la Duchessa.
Nel 1870, diversi anni dopo la morte di Maria Luigia, Lodovico Borsari riuscì ad avere la formula ed iniziò la produzione del profumo.
Ebbe un tale successo da fare della Borsari un’azienda internazionalmente riconosciuta e del suo profumo un simbolo della città di Parma.
La Violetta di Parma è una viola a fiore doppio, di colore azzurrato. Le sue origini sono sconosciute. Si narra che sia originaria dell’Asia Minore, ma alcuni botanici sostengono che sia invece originaria della Catalogna.

Serre del Giardino Ducale Parma

Comunque sia, la Viola Odorata Pallida Plena venne coltivata per la prima volta a Napoli e per questo è chiamata anche Napolitan Violet. Probabilmente fu inviata a Parma dai Borbone. Ancora oggi in Francia si usa tanto il colore Parme, per l’appunto un color violetto azzurrato.
Il fatto di produrre un profumo di successo e richiestissimo spinse la Borsari a ricercare una filiera produttiva presso la quale appoggiarsi. Erano necessari flaconi, etichette, nastrini, scatole e tessuti preziosi per avvolgere il profumo, ma anche un nuovo modo di proporre e far conoscere il prodotto, con grafiche e strumenti pubblicitari innovativi. Tutto ciò stimolò il tessuto artigianale e imprenditoriale cittadino che, a mano a mano che la produzione aumentava, si industrializzò e si fece conoscere anche oltre i confini di Parma.

Questo risulta particolarmente evidente scorrendo la linea del tempo.

time line

Con il passare dei decenni le aziende della filiera diventano sempre più numerose, fino ad arrivare ad una massima espansione a partire dal secondo dopoguerra. Tanti nomi, tante aziende. Alcune non ci sono più, ma la maggior parte sono ancora attive e saldamente inserite nella filiera del profumo. Non più solo Violetta, ma tutto un enorme settore di straordinario successo.

Il mercato si arricchisce di nuovi prodotti, nuove proposte, nuove aziende.
Il contesto produttivo parmense era estremamente favorevole e ricettivo e vide in prima linea le vetrerie Bormioli Luigi, seguite in breve tempo dal costituirsi di una filiera ben strutturata che, nel corso del novecento, annoverava imprese quali Acqua di Parma, O.P.S.O. (Officina Parmense di Sostanze Odorose ora di Officina Parfum), Borsari, Trionfale, La Ducale, Adam, Florbath, Morris, Italart, Eurografica (ora Di Zeta Etichette), Amba. La produzione comprendeva (e comprende tuttora) non solo il profumo in quanto soluzione alcolica, ma prodotti per il corpo, per la casa, per la cosmesi, accessori per viaggiare e per rendere sempre migliore e più profumata l’esperienza della quotidianità. Ci sono anche aziende specializzate nella stampa, nella decorazione del vetro, nella cartotecnica e negli imballaggi, interni e di lusso. Tra gli altri possiamo citare la Cerve, la Cartongraf, lo Scatolificio Giampietri, Cosmoproject, Cavalieri & Amoretti, Vexel.
Oltre a tante profumerie storiche tra le quali la Profumeria Gianfranca, Parma Color Viola, Chiastra.

Negli anni ’80 e ’90 il mercato accelera moltissimo il ritmo di crescita.

Erano quelli gli anni in cui il profumo era legato alla moda, soprattutto Made in Italy. Ogni griffe desiderava sottolineare il suo stile con un profumo, per diventare unica e riconoscibile. Erano tempi caratterizzati da una domanda molto forte, un’offerta estremamente varia, sia per quanto riguarda la composizione delle fragranze, sia per l’estetica dei flaconi, delle scatole, delle decorazioni. Tutto questo ha stimolato notevolmente la crescita delle aziende, il loro sviluppo tecnologico, sempre alla ricerca di soluzioni nuove per un mercato in evoluzione continua.
Nell’avvicinarmi a questo progetto ho realizzato che creare un profumo non significa solo azzeccare la lista degli ingredienti in un accordo fragrante e seducente. Tra questo momento e quello in cui troviamo un bel flacone in profumeria c’è tanto lavoro, tanta creatività e un’infinita passione.
Ci sono aziende più o meno note, alcune già alla terza generazione familiare, oppure recentissime.
Aziende che utilizzano processi industriali avanzati, o che eseguono ancora molte operazioni a mano.
Tutte però hanno un tratto in comune: hanno sede nella città di Parma, o al massimo nella prima periferia e sono state fondate da imprenditori molto abili e lungimiranti, pronti a cogliere le potenzialità del mercato e ad assecondare o addirittura ad anticipare le richieste del cliente.
C’è un’altra cosa che accomuna parecchie di queste Aziende. Oltre all’entusiasmo per questa iniziativa, ho notato che indipendentemente dalla dimensione, dalla data di fondazione, o dalla struttura gerarchica, al vertice, o comunque in posizioni chiave, c’è una donna. A volte figlia, oppure sorella, nuora, o moglie del fondatore. Parlare con queste donne mi ha fatto scoprire la passione che mettono nel loro lavoro, l’affetto e l’attaccamento nei confronti dell’Azienda, delle tradizioni, dei prodotti e della loro storia.

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